Questa spettacolare necropoli si estende tra i solchi scavati dal Fosso Biedano, il Fosso di Pile e dell’Acqua Alta, alla sommità di un’altura tufacea. Le origini di Norchia risalgono all’Età del Bronzo ma appare evidente che la città visse il suo massimo splendore nel periodo della dominazione etrusca tra il IV e il III secolo a.C.
Testimonianza di questa incisiva presenza, che ha fatto di Norchia uno dei più importanti centri dell’etruria, sono le migliaia di tombe rupestri disseminate non solo sull’altura ma anche lungo i fianchi dei fossati che la delimitano. Norchia però non fu solo etrusca ma anche romana e medioevale.
Il centro abitato, denominato Orclae nel periodo romano, era situato su un pianoro nella parte più alta dell’emergenza tufacea e le tombe, quasi tutte a dado o finto dado, venivano scavate nel tufo rosso e arricchite con svariati accorgimenti architettonici che tutt’ora possiamo ammirare.
Alcune di queste, proprio per la loro caratteristica e per il loro stato di conservazione risultano essere tra le più importanti del mondo etrusco. Possiamo citare per esempio la Tomba Ciarlanti, la Tomba Smurinas, la Tomba Prostila e la Tomba Caronte nella necropoli del Fosso di Pile, e la Tomba dei Lattanzi in quella del Biedano. Le tombe, alcune delle quali usate nel medioevo come abitazioni a grotta e ricoveri, risalgono a due periodi differenti: l’arcaico, tra il VI e il V secolo d. C. e le ellenizzanti tra il IV e il II secolo d. C. Questa importante città, che visse periodi di splendore alternati a periodi di profonda decadenza, fu definitivamente abbandonata nel 1453 a seguito di una grave epidemia di malaria.
(https://www.lazionascosto.it/citta-fantasma-borghi-abbandonati-del-lazio/norchia/)




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